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UNCOVERED

Lei contiene il cielo

Mostra dell’artista Ingrid Leka

4 – 19 novembre 2026


Inaugurazione martedì 10 novembre, ore 13.00

Palazzo Pirelli, Spazio Ascensori, Via Fabio Filzi 22, Milano

Lunedì–giovedì 9.00–18.00 · Venerdì 9.00–13.00

Uncovered raccoglie nove opere attorno a una percezione: il femminile è ciò che emerge dalla materia e dalle stelle e a sua volta le contiene. Marmo, acqua, cristallo, oro e migliaia di punti dipinti a mano diventano il luogo in cui una presenza antica torna visibile.


In ogni opera la geometria e il flusso convivono: la struttura che tiene, il colore che scorre. Chi guarda può riconoscervi qualcosa di sé, prima ancora di trovare le parole.


Testo critico a cura di Elisabetta La Rosa

Movimento I: Il femminile che affiora dalla materia


Marmo, acqua, cristallo: la materia è lì da sempre, solida, esigente, silenziosa. Dentro, qualcosa attende. In queste tre opere una figura di donna affiora leggera. La materia la lascia emergere. Era sempre stata lì, in potenza, in ciò che la pietra custodisce, in ciò che l'acqua protegge, in ciò che il cristallo conserva. Il femminile qui è ciò che torna visibile, un gesto dopo l'altro.

Movimento II: Dove la luce entra


La luce trova sempre un varco: una crepa che si apre, una profondità che si lascia attraversare, uno spicchio di luna che prende forma dentro un disegno più grande. Ciò che chiamiamo fragilità o imperfezione diventa apertura, il punto da cui orientarsi. Tre soglie, tre modi di abitare ciò che ancora si rivela, con la fiducia che la luce, quando arriva, sia già parte di noi.

Movimento III: Il legame che sostiene


Ogni legame comincia da quello con il nostro sé più profondo: la luce che si apre dentro e riconosce chi siamo. Da lì il cerchio si allarga. Prima verso uno spazio che si distende, poi verso cinque presenze tenute da una geometria che le distingue e le lega, infine verso un albero che unisce la terra al cielo. Fili invisibili, radici, energie che ci attraversano: siamo sostenuti da molto più di ciò che vediamo. Qui il femminile si riconosce per ciò che è: una presenza che contiene il cielo.

Figura femminile azzurra su sfondo di marmo bianco, attraversata da sottili vene dorate.

Serie: Golden Veins

Misure: 60 × 90 cm

Tecnica: acrilico e foglia d’oro imitazione su pannello di legno

Anno: 2025

Codice opera: IL-2025-003-GV

Golden Veins – Eternal Elegance

Golden Veins nasce dal mio fascino per la perfezione naturale del marmo e dal desiderio di infondervi qualcosa di umano. Dell'estetica del kintsugi riconosco la vena dorata che attraversa la superficie; ma quell'oro, qui, non ripara. È la vita stessa: la luce, l'essenza che c'è sempre stata e che non vedevamo. Io la rendo visibile, come chi sa che la forma abita già il blocco e il gesto è lasciarla emergere.

In Eternal Elegance la figura è femminile e il marmo diventa il suo ambiente: materia di rigidità, di permanenza, di aspettative. Strutture dure, ambienti esigenti, stagioni della vita segnate dal peso: la pietra le contiene tutte. Eppure la figura emerge leggera, quasi sospesa, come se la gravità del marmo si fermasse un passo prima di lei. È il ritratto di una femminilità che le circostanze non riescono a definire, perché conserva dentro di sé movimento, grazia, libertà.

Le vene dorate scorrono attraverso la forma e la rendono preziosa dall'interno. L'oro è superficie riflettente: restituisce la luce a chi guarda e la restituisce da dentro la pietra. Racconta una vitalità silenziosa, una ricchezza viva che non attende conferma da status o da contesto: il valore non arriva dall'esterno, scorre già lì. Non è il marmo che dà valore alla figura: è la luce che porta in sé.

C'è poi un desiderio che l'opera custodisce: attraversare anche i campi di battaglia della vita senza diventare battaglia. Scegliere la grazia al posto della durezza, la padronanza al posto della lotta continua. L'eleganza, qui, è una forma di sovranità interiore: la forza quieta di chi sa restare intera, luminosa, fedele a sé in qualunque scenario.

Profilo di donna in grigio perla con mandala di punti dipinti a mano, che si scioglie a destra in una colata di onde blu e verdi; a sinistra frammenti di foglia d’oro su fondo blu.

Misure: 100 × 70 cm

Tecnica: acrilico fluido, dot painting in acrilico e foglia d’oro imitazione su tela

Anno: 2024

Codice opera: IL-2024-003-RD

Unwinding

C'è un momento preciso in cui il bisogno non è più di capire, ma di chiudere fuori il mondo — scendere sott'acqua, dove il rumore si attutisce ma la vita continua a pulsare, forse più forte che in superficie. Unwinding nasce da lì.

Il profilo di una donna emerge da una colata blu metallizzato e da campi concentrici di punti dipinti a mano — mandala che portano dentro di sé il ritmo della mindfulness, la pratica che ho incontrato nel programma MBSR (Mindfulness-Based Stress Reduction) e che ha ispirato questi cerchi: consapevolezza, respiro dopo respiro. L'acqua, qui, non isola: crea le condizioni perché qualcosa possa finalmente essere riconosciuto, protetta dal fuori ma piena di forza vitale.

L'oro appare in frammenti, ed è la parte più esposta dell'opera. Non illumina la superficie: illumina le parole che ci si dice, in quel silenzio. Possono essere oro, se si ha il coraggio di dirsi quelle giuste. O possono restare inascoltate, mentre si continua a stare in mezzo agli altri senza mai davvero ascoltare il proprio corpo, i propri desideri, la propria voglia di futuro.

Unwinding non chiede di uscire da quell'immersione. Chiede solo di restarci abbastanza a lungo da sentire, finalmente, cosa dice la propria voce quando nessuno altro può sentirla.

Profilo di donna bianco e cristallino che emerge da una colata nera, bianca e grigia con vene dorate e cristalli.

Serie: Feminine Geodes

Misure: 70 × 50 cm

Tecnica: dot painting in acrilico, cristalli di vetro e foglia d’oro imitazione su pannello di legno

Anno: 2026

Codice opera: IL-2026-015-FG

Uncovered I: She Was Always There

Nella mia ricerca ho riconosciuto il femminile in così tante corrispondenze della natura che mi sarebbe parso naturale incontrarlo anche nella roccia, tra le vene del marmo o dentro un geode. Per ora però non ne ho visti di esemplari: allora mi concedo una licenza d'artista e sono io a metterlo. Con la stessa logica di cristallo e colata che la natura usa da millenni, faccio affiorare un profilo di donna, per dare corpo a un'idea che sento vera.

In Uncovered I tutto comincia da un contrasto: bianco e nero, la polarità più essenziale da cui può nascere qualunque forma. È la matrice originaria dell'intera serie — la tensione da cui ogni altra opera di Feminine Geodes prenderà, di volta in volta, una propria palette.

Tra il bianco e il nero, l'oro è una terza voce. Riflette piano: accoglie la luce del bianco e la riporta in una forma più calda, un respiro tra i due opposti. Come le vene di Golden Veins, contiene la vita stessa e la rende visibile a chi si avvicina abbastanza. Cristalli neri e trasparenti punteggiano la colata fluida e da quella materia emerge un profilo di donna: era sempre lì, in potenza, in attesa che qualcuno scegliesse di farlo emergere.

Grande campo di luce giallo caldo a destra e una parte scura rosso bruciato a sinistra, attraversata da crepe sottili che brillano.

Serie: Reflective Horizons

Misure: 100 × 120 cm

Tecnica: acrilico, materia modellata e velature in olio su tela

Anno: 2026

Codice opera: IL-2026-001-RH

Cracks Are Where the Light Comes In

Reflective Horizons nasce nei momenti in cui il mio gesto ha bisogno di espandersi. Guardo a Rothko, per il colore che diventa campo emotivo capace di assorbire chi guarda; guardo a Ciara Gilmore e Simon Kenny, che tengono insieme materia scura e luce che si scioglie. Le mie campiture seguono la luce con un istinto proprio, perché siamo fatti di energia e l'energia prende forme diverse: a volte materia densa, a volte luce pura.

In Cracks Are Where the Light Comes In il buio occupa la parte sinistra del quadro, denso, profondo: il buio in cui a volte scegliamo di restare. Da lì, attraverso le crepe, la luce emerge. Ciò che chiamiamo imperfezioni, o crepe, è il varco da cui il chiarore raggiunge chi sta nell'ombra, ed è anche il modo in cui ci orientiamo. Senza quella luce, nel buio non avremmo nessun punto di riferimento. Per questo le crepe sono preziose.

Vedere la luce cambia la domanda. Non si tratta più di trovare l'uscita, ma di scegliere: restare dove siamo, oppure muoverci verso ciò che ora vediamo. La luce attende senza insistere. E la scelta resta nostra.

La composizione lo dice nelle proporzioni. Pur con un buio così presente a sinistra, la parte in luce occupa la superficie più ampia, perché andare verso la luce è sempre una nostra scelta e il quadro le dà più spazio.

Mandala di anelli concentrici blu e bianchi su fondo grigio perla, attraversato da una crepa irregolare piena di cristalli rosso-arancio.

Misure: 80 × 80 cm

Tecnica: dot painting in acrilico, cristalli di vetro e materiali in rilievo su tela

Anno: 2026

Codice opera: IL-2026-012-RD

Surface Pressure

Una singola goccia non fa rumore. E nemmeno la successiva. E la successiva ancora — finché la superficie, che sembrava eterna, smette di reggere quello che le è stato chiesto di reggere in silenzio.

Il mandala nasce in blu: cobalto che vibra, riflessi metallizzati che si accendono e si spengono come una promessa mantenuta ogni giorno. Cerchi che non conoscono interruzione — o così sembra. È la forma della perfezione richiesta: essere madre e essere figlia, essere presenza costante e essere ancora se stesse, essere tutto, sempre, senza che nulla trabocchi.

Poi la crepa attraversa tutto.

Non la distrugge. La riscrive.

La circolarità resiste anche frammentata — ma ora porta un segno e in quel segno si apre una profondità che prima non si vedeva: cristalli, vetro, materia preziosa che non è nata dalla rottura. Era già lì, sepolta sotto lo strato che doveva restare impeccabile.

Oro, ambra, citrino, bronzo — l'unico calore di tutta la composizione — emergono da tre centimetri di profondità reale, come se il quadro stesso avesse bisogno di spazio per lasciar respirare ciò che ha trattenuto troppo a lungo.

Su un fondo grigio perla, freddo e composto, la domanda resta sospesa: quanto della nostra levigatezza è scelta e quanto è solo l'ultima forma prima della crepa?

La fragilità non è dove ci si rompe. È dove, finalmente, si diventa visibili.

Si consiglia di ammirare l'opera ascoltando l'omonima canzone Surface Pressure di Jessica Darrow.

Mandala di punti rosa, viola e bianchi su fondo viola sfumato in rosa, con uno spicchio di luna in rilievo a destra.

Serie: Lunar Whisper

Misure: 80 × 80 cm

Tecnica: dot painting in acrilico su tela

Anno: 2026

Codice opera: IL-2026-013-LW

Lunar Whisper I

Un'esplorazione semi-astratta dell'emergere: un cerchio il cui disegno è già tutto presente e di cui solo una parte ha preso forma materica.

Lunar Whisper I abita questa soglia. Il campo concentrico di pois dipinti a mano è l'architettura invisibile che precede ogni forma: ogni cerchio suggerisce un ritmo interiore più che una destinazione. Dentro quel disegno, uno spicchio di luna, modellata in rilievo, luminosa, già manifestata. Lo spicchio è ciò che di noi ha già preso forma. Il disegno che lo contiene è molto più grande.

Ciò che non è ancora visibile non è assente. Esiste in una forma più sottile e raccoglie coerenza prima di rivelarsi.

Conoscere il proprio disegno è il primo gesto per manifestarsi meglio e con meno fatica: ciò che prende forma smette di essere affidato al caso e segue una linea che ci appartiene.

Ogni pezzo è un'opera unica, su commissione. I colori vengono scelti insieme a chi la riceverà e la proporzione tra disegno e luna diventa il riflesso simbolico di un momento preciso del suo percorso. Non misura ciò che manca; rende visibile ciò che è già emerso e ciò che continua, silenziosamente, a farsi riconoscibile.

Non esistono due opere uguali, perché nessun divenire si compie con lo stesso ritmo.

Lunar Whisper I è un invito a fidarsi della bellezza della visibilità parziale e ad accompagnare con presenza la parte di noi ancora non vista, finché sarà pronta a rivelarsi.

Luce pallida e ampia in alto che scende su una conca di verde smeraldo con tocchi d’oro lungo il margine.

Serie: Reflective Horizons

Misure: 160 × 100 cm

Tecnica: acrilico su tela

Anno: 2025

Codice opera: IL-2025-002-RH

Expansion in Emerald & Gold

Reflective Horizons nasce quando il gesto sente il bisogno di espandersi: distese di colore in cui le grandi forme della natura e i paesaggi interiori si fondono in un unico respiro. Guardo a Rothko, per il colore che diventa campo emotivo capace di accogliere chi si ferma; guardo a Ciara Gilmore e Simon Kenny, che tengono insieme materia scura e luce che si scioglie. Qui l'orizzonte è uno specchio: chi guarda vi trova il proprio paesaggio.

In Expansion in Emerald & Gold c'è prima una profondità, un verde smeraldo che si raccoglie in basso, in attesa, prima di ogni nome e di ogni forma. Poi la luce arriva dall'alto, ampia e pallida, e scende fino al margine del verde. Lì l'oro si accende: tocchi di luce sul confine, dove ciò che era raccolto incontra lo spazio. La curva si apre come una conca che accoglie e il verde, sfiorato dalla luce, comincia a espandersi: lo stesso movimento di un respiro che finalmente si distende.

Ho dipinto questo quadro seguendo l'istinto del colore e ho capito solo mesi dopo che cosa stesse accadendo. Quella luce che inonda la profondità era un riconoscimento: oltre ciò che si vede c'è dell'altro e da allora il mio desiderio è far luce su quell'altro. L'opera lo sapeva prima di me.

Davanti a questo orizzonte, ognuno può riconoscere il proprio punto di apertura, il luogo in cui l'oscurità, attraversata, diventa spazio.

 Cinque pentagoni di punti di colori diversi, ciascuno con un pentafoglio al centro, uniti da cerchi sottili su un fondo che passa dal magenta all’arancio e al giallo.

Serie: What Remains

Misure: 80 × 80 cm

Tecnica: dot painting in acrilico, foglia d’oro e pentafogli autentici su tela

Anno: 2026

Codice opera: IL-2026-017-RD

What Remains – Family of Five

What Remains nasce dal mio pensare ai legami che continuano a formarci nel tempo, anche quando le circostanze intorno a noi cambiano. Guardo ai rosoni gotici e ai mandala per il modo in cui il cerchio e il centro rendono visibile ciò che tiene insieme le cose. Al centro di ogni opera custodisco un quadrifoglio autentico: trovato in natura, raro, preservato. Ogni quadrifoglio rappresenta una presenza: un genitore, un partner, un'amicizia, a volte la relazione che coltiviamo con noi stessi. Intorno, geometria e colore si adattano a quella storia, perché non esistono due legami uguali.

In Family of Five le presenze sono cinque. Ciascun pentafoglio riposa su un piccolo pentagono dorato, al centro di una forma che si ripete su scala sempre più piccola: pentagoni dentro pentagoni, costruiti punto dopo punto, ognuno con il proprio colore. Il fondo passa dal magenta all'arancio e al giallo. Nessuno contende lo spazio dell'altro. È il ritratto di una famiglia e di quei fili invisibili che continuano a tenerci insieme anche quando le circostanze cambiano: li lascia intravedere il tracciato a gesso della bozza, cerchi sottili che affiorano sotto il colore e legano le cinque presenze senza confonderle.

Albero dorato con radici e chioma al centro di un cerchio di punti dai colori dell’arcobaleno, circondato da anelli blu e viola come un cielo stellato.

Serie: Rhythmic Dots

Misure: 100 × 100 cm

Tecnica: dot painting in acrilico e foglia d’oro imitazione su tela

Anno: 2024

Codice opera: IL-2024-004-RD

Tree of Life – Rainbow Sunrise

Rhythmic Dots nasce dal ritmo del puntinato: ogni punto, da solo, è un gesto minimo; è la loro posizione nello spazio a costruire ciò che si vede, come una stella diventa costellazione.

Tree of Life – Rainbow Sunrise raccoglie le opere di questa mostra in un solo respiro. Un albero in foglia d'oro, che restituisce la luce a chi guarda, unisce la terra al cielo: le radici nutrono, la chioma guarda le stelle. Noi siamo come l'albero.

Intorno, anelli di ritmi diversi: le energie che ci attraversano e ci tengono connessi al cielo stellato verso cui tendiamo, anche quando non le vediamo. Al centro, tutti i colori della luce si fondono in un'alba, punto dopo punto.

Il femminile prende qui la forma dell'albero. Emerge dalle stelle e a sua volta le contiene, perché contiene tutte le possibilità. Lei contiene il cielo.

Quando la coscienza si espande, accade qualcosa di semplice: possiamo accogliere le meraviglie che ci circondano, vivere con più pienezza, ed esprimerci in ogni nostra sfumatura.

Conosci te stesso e il cielo comincerà a riconoscerti. Da lì, può nascere soltanto bellezza.

L’artista


Ingrid Leka è nata in Albania e vive in Italia da quando aveva tredici anni. Si è laureata alla Bocconi e per vent’anni, tra Londra e Milano, ha lavorato in finanza: il rigore dei numeri e il bisogno di capire che cosa tiene insieme le cose, oltre ciò che si misura, hanno sempre convissuto nel suo sguardo.

Madre di tre figli, ha riconosciuto attraverso di loro qualcosa che non sapeva di portare: il femminile come presenza che affiora. Oggi dipinge a tempo pieno.


Dalle vene d’oro nel marmo ai cristalli, dai quadrifogli autentici a migliaia di punti dipinti a mano, il suo lavoro rivela ciò che c’è già e aspetta di essere visto. Uncovered è la sua prima mostra personale.

Quando: 4 – 19 novembre 2026

Inaugurazione: martedì 10 novembre, ore 13.00

Orari: lunedì–giovedì 9.00–18.00 · venerdì 9.00–13.00

Dove: Palazzo Pirelli, Spazio Ascensori, Via Fabio Filzi 22, Milano

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